Londra
Mi sono innamorata di Londra da quando l’ho visitata la prima volta. Come tutti gli amori, non ha bisogno di spiegazioni. Ma io cercavo sempre, comunque, di spiegare il perché mi emozionasse, il perché di quella emozione, o euforia, che sento dentro quando sono lì. Ma non ci riuscivo. Raccontare gli angoli belli, l’accento british, il silenzio nella metro, no, non bastava a spiegare questo mio amore per questa città.
Poi sono passati anni senza andarci. E quest’anno ci sono tornata. E l’ho trovata più bella che mai. Saranno gli occhi da innamorata, ma non vedevo il brutto che sicuramente c’è, ma solo i giovani ben vestiti che giravano a Canary Wharf (dove dormivamo), i turisti allegri come noi che si deliziavano con i peccati di gola al Borough Market o quelli che ridevano come noi posando in mezzo al meridiano di Greenwich, con un piede a est e un altro ad ovest.
Siamo stati una settimana. Non ero mai rimasta così a lungo a Londra. Prima sempre viaggi di 3/4 giorni e una settimana va sicuramente meglio. E la prossima volta punto almeno a 10 giorni. Man mano che conosco un posto mi viene voglia di stare un po’ di più per sentirmi meno turista e un po’ più local. Adoro andare ai supermercati, prendere la metro, entrare nelle caffetterie e prendere il caffè come prendono quelli del posto.
Questa volta eravamo in una casa con vista frontale sul Tamigi. Vedevo la O2 Arena e, di sera, sulla destra, si vedeva la striscia verde del laser che segna il meridiano di Greenwich. Cercavo di catturare questa visione con gli occhi perché non sono riuscita a fotografarla. Cercavo di immaginare il meridiano che vedevo con il laser collegato a quello sul globo che ho a casa. Un meridiano “dal vivo”, poi quello di Greenwich, fa una certa impressione.
Abbiamo preso la metro, anzi, il “tube”, e siamo andati a Covent Garden, che è un posto sempre allegro e piacevole. C’è sempre qualcuno che si esibisce per strada e diversi posti dove mangiare qualcosa. Da lì abbiamo continuato verso Chinatown, Piccadilly Circus e poi Regent Street, Carnaby Street e poi Oxford Street. Mi piace tantissimo la parte dopo Regent Street, andando verso Hyde Park. Abbiamo anche fatto un giro dentro Selfridges, e mi sono ricordata uno sceneggiato di qualche anno fa che raccontava la sua storia.
Ho notato che ci sono meno caffetterie inglesi e invece spopolano i Pret a Manger. Dentro i centri commerciali sotterranei di Canary Wharf c’era una quantità pazzesca di posti per mangiare che puntualmente avevano la fila all’ora di pranzo e poi erano chiusi a cena.
Nonostante qualcuno ci abbia detto che Londra si era svuotata con la Brexit, io ho trovato le strade incredibilmente piene di gente. La metro, seppur più piccola di quella italiana, proprio per la forma a tubo che la caratterizza, aveva un silenzio squisito. Nessuno ascolta messaggi audio in pubblico, e nemmeno fa chiamate. Questa cosa l’avevo notata già la prima volta che ero stata a Londra: il silenzio nella metro che io traduco come rispetto verso gli altri.
Una sera in tv abbiamo, per puro caso, visto un episodio di un documentario su Gordon Ramsay dove parlava dell’ambizioso progetto del ristorante al 56° piano del grattacielo Bishopsgate, attualmente il ristorante più alto di Londra. L’indomani siamo andati lì. Ne è valsa la pena. La giornata era abbastanza bella da riuscire ad apprezzare la vista mozzafiato da lassù e abbiamo mangiato un bento (io quello di pesce), che era squisita.
Per andare a Greenwich abbiamo preso l’Uber Boat, quello che vedevamo passare dalle nostre finestre. Abbiamo scoperto che è un’ottima e interessante alternativa agli altri mezzi di trasporto, con il plus di circolare lungo il Tamigi. Siamo arrivati che era già buio e, dopo aver camminato un po’, ci siamo resi conto che era meglio andarci di giorno, ed è stata una saggia decisione. Siamo tornati un altro giorno e ci è piaciuta tantissimo. Abbiamo trovato una panetteria deliziosa dove Lino ha trovato anche la torta marmorizzata che faceva mia zia, che cercavo dal primo giorno. Era deliziosa.
Poi siamo saliti fino all’osservatorio ed è un posto interessantissimo. In alto c’è una palla che sale e scende da un palo a seconda dall’orario e serviva come riferimento alle imbarcazioni che passavano sul Tamigi. D’obbligo fare la foto dove passa il meridiano, con un piede a ovest e uno a est. Sia entrando nel museo (si vede il meridiano nel cortile) o anche fuori dal museo, passando da un portoncino subito accanto all’orologio. A proposito, l’orologio è uno degli orologi elettrici più antichi e segna 24 ore, così che quando la lancetta si trova in alto è mezzanotte. Durante l’ora legale l’orologio appare un’ora in ritardo ed è preciso al punto che la sua accuratezza è di mezzo secondo.
Siamo andati anche alla National Gallery, il mio museo preferito al mondo. Impossibile vederlo tutto, e rimane sempre bellissimo, con quelle sale luminose e colorate. I Girasoli di Van Gogh sono d’obbligo come la Gioconda al Louvre, ma non perdetevi i Degas.
Lì siamo andati a mangiare da Giorgio Locatelli. Avremmo voluto incontrarlo lì, ma non c’era. Comunque servizio ottimo, quasi tutti italiani, e cibo divino. Un ristorante informale, ma piatti veramente da chef. Delizioso.
Parlando di cibo, andando sul popolare, abbiamo adorato il Borough Market. Davanti all’imbarazzo della scelta, abbiamo preso delle empanadas argentine veramente squisite. Non avrei voluto altro, erano buonissime e sono quei cibi che vorrei tornare lì per mangiarne ancora. Poi le fragole con il cioccolato, turistico ma non si può non prenderle lì!
Hyde Park sempre bellissimo. Mi era finita la batteria del cellulare e nel cercare un posto dove caricarla, ci siamo fermati nel bar che si affaccia su un laghetto. Non ho trovato dove caricarlo, ma ci siamo seduti per un po’ a goderci quel sole. C’era tanta gente e un’atmosfera bellissima. Siamo passati anche dal S.James’s Park. Me lo ricordavo ed era sempre bellissimo, solo che non me lo aspettavo così pieno di gente.
E mentre tornavamo, mi veniva già voglia di pianificare un altro viaggio lì.



















