Lennon

Lennon

Un giorno, a Rio, ci siamo innamorati di Lennon.

Con i miei figli valutavamo l’idea di avere un cane e, un giorno, senza nessun preavviso, siamo tornati a casa con Lennon. Ci ha catturati. Ci ha fatto innamorare perdutamente a prima vista. Non sapevamo niente sui bichon frisé, non cercavamo una razza precisa e nemmeno sapevamo come avremmo fatto a gestirlo, ma sapevamo solo che non c’era più ritorno.

Mio figlio era appassionato di basket in quel periodo e avevamo già scelto il nome quando avevamo iniziato a pensare di avere un cane: si sarebbe chiamato Shaq, per Shaquille O’Neal. Invece, quando conosciamo Lennon e ci dicono che si chiama… Lennon, i miei figli, che erano uno alla mia destra e uno alla mia sinistra, mi guardano e dicono: “Rimane Lennon!”, consci della mia eterna passione per i Beatles.

Nonostante Lennon abbia mangiato l’asticella degli occhiali di mio figlio e combinato qualcosa in più, averlo a casa è stata da subito una gioia immensa. Era un’enorme palla di pelo bianco, buono come il pane e ottima compagnia. Avevano tardato a fargli i vaccini e così abbiamo dovuto aspettare un mese prima di poterlo portare fuori. Quando abbiamo iniziato a farlo ci faceva impazzire: si inchiodava sull’erba del giardinetto davanti al nostro palazzo e non si muoveva più. Ma era comunque incantevole.

L’abbiamo portato in Italia quando aveva due anni. Abbiamo dovuto portarlo in stiva e siamo stati molto fortunati. Ricordo l’ansia al momento di consegnarlo nel suo trasportino gigante. Lui, che era sempre calmo e tranquillo, capiva la situazione vedendoci in ansia mentre gli davamo il tranquillante che la veterinaria aveva consigliato. Il volo per Malpensa faceva scalo a San Paolo e ora che scrivo mi rendo conto di non sapere come ho vissuto quel volo, pensando a lui giù in stiva.

Arrivati a Malpensa siamo andate, io e mia figlia, a ritirarlo nei “bagagli speciali” ed era in perfetta forma. Da quel giorno ha iniziato la sua vita italiana e ha vissuto per ben 15 anni e mezzo felicemente con noi, regalandoci tanta gioia e amore.

Aveva il suo carattere ben definito. Io dico sempre che i cani hanno i loro caratteri proprio come gli umani. A Lennon piaceva stare in mezzo alle persone. Ricordo bene che, salutando amici che venivano a cena, vicino alla porta si chiacchierava ancora e lui si metteva in mezzo al cerchio, partecipando a modo suo.

Poi lui rideva. Sì, era uno di quei cani che ridevano davvero, mostrando i denti, e io mi scioglievo ogni volta che lo faceva.

Era anche abbastanza testardo nelle cose che voleva, o non voleva. Aveva una testa piena di riccioli bianchi dove la nostra mano sprofondava.

Dopo che i ragazzi sono andati fuori a studiare, si è attaccato di più a me e, dopo pranzo, quando mi mettevo a lavorare al computer, voleva venire in braccio e… si addormentava come un bambino.

Se ne è andato in un paio di settimane. Giorni bruttissimi. Ma, comunque sia, le giornate belle e l’amore che ci danno loro sono sempre molto più grandi del dolore, e possiamo solo ringraziare di aver avuto queste anime belle vicino a noi.

Quando Lennon aveva undici anni abbiamo preso Yoko. Ero ben conscia che si facessero tanta compagnia, ma che lei sarebbe stata il nostro cuscino il giorno in cui lui se ne sarebbe andato, e così è stato. Dopo qualche anno è arrivata anche Linda, e di loro vi parlerò nell’articolo Le Ragazze.

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