Gocce di felicità
Ieri ho rivisto un reel della dottoressa Julie (@drjulie) che, con un esempio visivo molto semplice, mostra ciò che pratico da un po’.
Per molto tempo ho creduto che la felicità andasse raggiunta, come un paese incantato in cima a una montagna.
Bisognava scalarla per arrivarci.
Io la guardavo da sotto, pensando che fosse lontana da me. Guardavo intorno e vedevo tante persone che sembravano aver già fatto quel percorso, raggiungendo così anche una stabilità emotiva ed economica.
Quanto mi sbagliavo.
Per fortuna, anche se spesso lo capiamo solo dopo, succedono delle cose (o le facciamo succedere noi) che ci scombussolano e ci mettono in crisi, e così ci troviamo a cercare ancora la nostra verità.
Niente capita per caso e ogni cosa che accade nella nostra vita serve a qualcosa nel nostro cammino. Le strade e i percorsi sono diversi per ciascuno di noi.
Nonostante io abbia sempre letto e studiato molto sulle potenzialità dell’uomo, sui poteri della mente e altro, mi trovavo comunque sotto quella montagna.
Poi è arrivata la crisi.
Devastante.
Da mettere tutto in discussione.
Avevo accettato troppo a lungo cose che non erano per me e, quando non sono più riuscita a gestirle, ho detto basta.
Come ho detto prima, nonostante le difficoltà e i momenti duri attraversati, ringrazio ogni giorno quella crisi che mi ha portata dove volevo andare.
Anche iniziando ad ascoltare me stessa, ero ancora parecchio sintonizzata con l’esterno, con quello che pensavano gli altri, cercavo ancora conferme. Così ho iniziato ad aggiustare le cose esterne. È vero che contano anche quelle, perché riflettono su di noi.
Nel percorso di sistemare ciò che era fuori, pian piano sono venuta fuori io.
Nelle azioni necessarie ho trovato finalmente un canale dove far fluire ciò che sono e che prima era in gran parte bloccato, preoccupata com’ero di compiacere gli altri.
In questo lungo (ma corto, se pensiamo a una vita intera) periodo ho iniziato a sentirmi profondamente felice.
Non nego che anche la mia vita di prima avesse momenti felici, ma erano molto dipendenti da fattori esterni e dalle persone intorno a me.
La felicità che ho iniziato a provare durante la crisi è invece più intima, parte da dentro.
Sì, proprio durante la crisi ho riconosciuto questa felicità. Non c’entravano gli altri, ma me.
Continuando a leggere e a documentarmi, ho capito che dobbiamo lasciare un po’ da parte il mondo esterno, con tutte le sue esigenze, per sentire quello interno.
La cosa più semplice ed efficace è chiedersi: cosa mi piace?
Semplice così.
Magari non tanto facile, preoccupati come siamo sempre degli altri, ma vale la pena lo sforzo di trovare cose che ci piacciono. Fermarsi e fare una lista, cercando di arrivare a dieci cose. Non valgono quelle legate a partner, figli e famiglia: è una cosa molto personale.
Questa lista è diversa per ognuno di noi.
Per esempio, a me piace fare il bagno in vasca, fare colazione presto a letto mentre leggo, viaggiare.
Qual è la mia strategia per vivere felice?
Inserire nelle mie giornate cose che mi piacciono.
Tornando all’inizio di questo articolo, il reel della dottoressa Julie mostra lei davanti a una grande brocca d’acqua che rappresenta la nostra vita. Con un contagocce mette una goccia di colorante rosa dentro la brocca. Ogni goccia è una cosa che facciamo per noi, che ci piace, che ci fa provare piacere.
A primo impatto si direbbe che una goccia non faccia differenza dentro tutta quell’acqua, ed è vero se prendiamo ogni singola goccia. Ma se iniziamo a mettere una goccia al giorno, una dopo l’altra, dopo un po’ la nostra acqua diventa rosa: la nostra vita si colora di felicità.
La vita va avanti con le solite cose e i problemi, ma li viviamo da una prospettiva diversa, cullati dalla vita che abbiamo avuto il coraggio di tingere di rosa.