Aix en Provence
Aix-en-Provence è sempre bella. Ci siamo tornati dopo quindici anni e l’ho trovata sempre incantevole, nonostante il caldo (abbiamo beccato una di quelle settimane roventi di questa estate lì in Francia).
Che ci sia più gente in giro si sa, ma stranamente a Aix-en-Provence non eravamo infastiditi. Forse perché non c’era chiasso e le persone sembravano tutte serene e tranquille, propagando queste belle sensazioni.
Ero curiosa di tornare a Aix-en-Provence. Avevo un bel ricordo di questa bellissima cittadina della Provenza. Più che un ricordo di bellezza, anche se c’è anche questa, era un ricordo di piacere, di una bella atmosfera che ho ritrovato anche questa volta, nonostante il caldo.
Penso di essere nata al caldo, vissuta in una regione che non si può dire fredda, eppure sembrava che il caldo desse più fastidio a me che ai tranquilli turisti francesi che giravano per il mercatino del sabato mattina. Sì, perché c’è il mercato anche infrasettimanale ad Aix-en-Provence, ma quello del sabato riunisce sia la parte alimentare sia quella dedicata ai vestiti e agli oggetti in generale. In Place Verdun trovate i colori dei pomodori e di altri frutti e legumi di stagione, insieme a formaggi, miele e altre delizie del territorio, oltre a tantissimi fiori di ogni tipo. Accanto c’è Place du Pecheur, dove viene venduto il pesce, e lungo il Cours Mirabeau tutti i vestiti, gli oggetti e altro ancora.
A me incantano i dettagli: le case, le finestre, le persiane dai colori pastello. Poi i fiori sopra certe insegne di caffè e piccoli negozi come L’Atelier des Madeleines, dove ovviamente non ho resistito a comprarne altre, questa volta al cocco, alla lavanda e al limone. Non buone, ma molto di più.
I caffè sono dappertutto, così come i bistrot. Si cammina benissimo nel centro storico, dove le macchine o sono vietate o passano in minor numero, o ancora a bassissima velocità dove sono ammesse.
Ci sono diversi parcheggi pubblici sotterranei (meno male!), e nessuno mi venga a dire che i francesi non sono gentili. Non avremmo potuto trovare più disponibilità. Per dirne una: uscendo dal parcheggio e, nel frattempo che il navigatore si aggiornasse, tra due viuzze molto strette abbiamo preso quella sbagliata. Senso unico, ovviamente, e ci troviamo davanti due piloni come quelli all’entrata delle zone pedonali. Bisognava fare marcia indietro, e c’erano già due o tre macchine dietro di noi. E devo aggiungere che non parliamo francese, se non quello molto basilare scolastico rimasto in qualche modo nella mia mente.
Scendo io e vado indietro cercando di far capire agli autisti che ci seguivano che dovevano anche loro fare marcia indietro perché da lì non si poteva passare. Si fa avanti un signore che mi fa cenno con la mano e cammina con me, e mio marito rifà la manovra verso il blocco che sembrava l’ingresso dell’isola pedonale. Ci fa vedere che c’è un semaforo elettronico sulla sinistra che si attiva solo con l’avvicinarsi della macchina e, appena diventa verde, come per incantesimo, fa abbassare i piloni e si può girare a sinistra. Ha camminato tanto per portarci al punto da dove potevamo finalmente uscire dal centro e prendere la strada. Se non è gentilezza questa…












